Torre di Magnisi - Memorie Storiche Melyblensi

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Torre di Magnisi

Umanistica > Archeologia > Torri d'avvistamento
Magnisi (Torre di)
Ubicata nel punto più alto dell'omonima penisoletta (l'antica Thapsos), è raggingibile dalla Stazione di Melilli - Priolo G. proseguendo per le saline e da Marina di Melilli (Fondaco Nuovo) per la litoranea.

Notizie storiche: Le fonti storiche su questa torre sono poche. Nel 1640 nel manoscritto di Negro si può notare la rappresentazione della penisola di Magnisi assolutamente priva di qualsiasi insediamento. Solo a partire nell'ottocento iniziano ad apparire delle note nelle opere di qualche autore. La ritroviamo segnata nelle carte geografiche del Marzolla; descritta brevemente dallo SMITH "a stout martello - tower which completely commands the island, its approachers, and its two small bays" [W.E. SMITH, p. 162] 
Basanosi sulle caratteristiche strutturali ed architettoniche è da ritenere che la struttura difensiva risalga alla seconda metà del sec. XVII.
Il manufatto, che si presenta in stato di buona conservazione, sembra non aver avuto nel tempo interventi o rimaneggiamenti consistenti.
La sua forma è cilindrica leggermente rastremata, interrotta solo nella sommità da una cordonatura a tutto tondo. Il paramento esterno è interrotto solo da un'apertura sconnessa al piano basso e da altre aperture al piano superiore, quella di ponente praticabile da un terrapieno in declivio posticcio, ma già esistente nel 1824, contenuto da un muro a secco e servito da scaletta. "... furnished with a stone glacis, to prevent its being battered on the land side; this, however, is injudiciously attached to the tower, for a space between them, and an entrance by a draw-bridge, would have rendered the whole more secure." [W.E. SMITH, p. 162]
La struttura interna è molto singolare: ha fulcro su di una potente colonna centrale a fungo, a sostegno di una volta a botte anulare, costruita in mattoni di laterizio e con rari inserimenti in pietra, al fine di non scaricare sulle partei perimetrali l'intera spinta. Vengono così due ambienti ad anello sovrapposti, comunicanti tra loro attraverso due botole, servite solo da scala retrattile, in modo da isolare la parte superiore in caso di attacco. Una di tali botole comunica con una cisterna di più recente impianto, a pareti dritte. Nel piano superiore, gli ambienti sono ben conservati, si notano due camini di sapore secentesco con bocca riquadra in arenaria scolpita, due nicchie - ripostiglio, due sottilissime feritoie, la scala alla terrazza  ricavata in curva entro lo spessore dei muri. La torre venne utilizzata nell'ultimo periodo belico dalla marina militare.
La torre, come si è scritto, venne edificata prima del 1823 seguendo il modello inglese della "martello tower", modello sviluppato durante le guerre napoleoniche per prevenire un'invasione francese sulla costa meridionale del Regno Unito.

Le torri martello
Le torri Martello sono ispirate dalle fortezze circolari, parte del grande sistema difensivo genovese a Capo delle Mortelle in Corsica. Fin dal XV secolo simili torri sono state costruite in punti strategici sulle coste della Corsica per proteggere i villaggi costieri e il traffico marittimo dai pirati nordafricani. Erano composte da uno o due piani ed avevano un diametro di circa dodici - quindici metri, con una singola entrata posta a cinque metri dal terreno raggiungibile tramite una scala removibile. Le Torri erano pagate dagli abitanti del villaggio e presidiate da un guardiano (il torregiani) che aveva il compito di segnalare l'avvicinamento di navi sconosciute accendendo un fuoco sulla sommità della torre. Di conseguenza le minacce dei pirati diminuirono e i genovesi costruirono questo nuovo tipo di torri difensive che vennero usate come difesa verso le invasioni straniere[1].
Il 17 febbraio 1794, nel contesto delle ostilità francobritanniche, due navi da guerra inglesi, la HMS Fortitude (74 pezzi) e la HMS Juno (32 pezzi), attaccarono la torre delle Mortelle nel Golfo di San Fiorenzo. Quella che inizialmente apparve come una scaramuccia si trasformò in una sconfitta per gli inglesi, che dopo due giorni, con un bilancio di sessanta morti e due navi semidistrutte, dovettero arrendersi. Nel frattempo nei pressi di Bastia sbarcarono cinque reggimenti a comando del generale Dundas che si diressero verso la torre delle Mortelle con l'ordine di abbatterla, ma i colpi dei cannoni vennero deviati dalle pareti rotonde della torre e i tentativi di assalto repressi sul nascere. Continuarono per altri due giorni con un cannoneggiamento continuo, l'unica tattica possibile, finché i francesi si arresero per un principio d'incendio all'interno della torre lasciandola a disposizione degli inglesi.
Gli inglesi erano impressionati dall'efficacia delle Torri contro le loro navi da guerra più moderne e ne copiarono il progetto. Il nome della torre, per un errore ortografico, cambiò da “Mortella” a “Martello”.
Una torre Martello ha la forma di un tronco di cono dell'altezza di circa dodici metri e una diametro massimo alla base di venti metri, che si riduce a quindici sulla sommità. I muri erano spessi quattro metri ed era impossibile abbatterli per i cannoni dell'epoca, specialmente quelli delle navi, meno potenti dei cannoni campali. Inoltre i proiettili venivano deviati a lato dalle pareti di forma conica, rendendo così l'impatto meno efficace. La struttura era sorretta da un pilastro centrale che faceva anche da perno al più grande dei due cannoni posti sul tetto, da 24 o 32 libbre con una gittata di quattro chilometri, che potevano brandeggiare per 360 gradi.
All'interno la torre martello era divisa in tre piani. Il piano terra, rialzato di cinque o sei metri rispetto al terreno, serviva da magazzino e dispensa e ospitava la cisterna per l'acqua piovana che scendeva dal tetto tramite un sistema di raccolta all'interno dello stesso, anche se diverse torri ne erano sprovviste perché l'approvvigionamento dell'acqua era garantito da un pozzo nelle vicinanze. In alcuni casi la struttura di questo piano era in legno, ma questo aumentava di gran lunga il rischio d'incendi, sebbene abbattesse i costi di costruzione.
Il primo piano ospitava un presidio di ventiquattro uomini ed un ufficiale ed era diviso in diverse stanze arredate con delle panche, un tavolo, pagliericci per dormire e le rastrelliere per le armi. Alcune feritoie garantivano l'illuminazione e l'aerazione dell'ambiente, mentre per cucinare e riscaldarsi venivano utilizzati uno o due caminetti ricavati nel muro perimetrale.



Bibbliografia:
W. E. SMITH, Memoir descriptive of the resources inhabitants and hydrography of Sicily and its islands, Londra, 1824, p. 162.
S. MAZZARELLA - R. ZANCA, Il libro delle torri, Ed. Sellerio, Palermo, 1983, pp. 280-282.
L. DUFOUR, Castelli, torri e forti del siracusano, Ed. A. Lombardi, Avola, 2000. pp. 62-63.
G. MIGNOSA, Priolo Gargallo. Da borgo feudale a centro industriale, Ed. Marchese, Siracusa, 1960, p. 18.
it.wikipedia.org/wiki/Torre_Martello



 
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