Sangue per l'acqua - Memorie Storiche Melyblensi

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Sangue per l'acqua

Umanistica > Storia > Cronaca
“Sangue per l’acqua.” Una fatto di cronaca nera accaduto a Melilli nel 1893.

Un grave fatto di sangue accadde a Melilli l’8 ottobre 1893 che portò la morte di un certo Francesco Milardo.
Una giovane bella donna, Concetta, di cognome forse Marchese, soprannominata Cuncittedda a’ Niura,[1] sposata a Francesco Milardo, abitante in un cortile di via D’Azeglio di fronte al “fondaco” dei Milardo, servetta della famiglia Sebastiano Crescimanno[2] e della moglie Maria Rosa Vinci Lo Giudice; era andata come consueto in quel tempo a prelevare e riempire, in uno dei tanti pozzi “abbiviratura[3] esistenti nell’abitato di Melilli, precisamente in piazza Fonte,[4] recipienti in creta per l’acqua di uso giornaliero ‘bummuli o quartari[5]. Durante l’operazione di riempimento del contenitore, un tale che esercitava il mestiere di macellaio, pronunciò, ad alta voce, all’indirizzo della donna apprezzamenti poco riguardosi, davanti ad altre donne presenti attorno al pozzo. Qualcuna di queste donne (sicuramente non la moglie) riferì l’accaduto al marito. Il Milardo si recò da quell’uomo e gli scagliò una grossa pietra in fronte, quest’ultimo pur ferito ed essendo fisicamente meno prestante, estrasse un coltello che portava addosso e lo colpì mortalmente, asserendo, poi, a sua difesa di essere stato aggredito.

Dopo questo delitto, Concetta Marchese emigrò con il figlioletto in America ove restò a lavorare in un stabilimento per la lavorazione e la filatura della seta in America, lì restò fino a quando quest’ultimo non divenne maggiorenne. Ritornata a Melilli, riprese servizio in casa Crescimanno.
Di questo infausto e tragico avvenimento se ne occuparono i resoconti giornalistici del tempo.
Il Tamburo di Siracusa, il giorno seguente (9 ottobre) uscì con il titolo molto eloquente “Sangue per l’acqua”, firmato dal corrispondente con lo pseudonimo “L’Ibleo”. Il locale giornalista, dopo aver premesso che a Melilli di liti e risse ne succedevano continuamente a causa della scarsezza d’acqua, riprendendo, fra l’altro, le precedenti denunce degli Amministratori e, in particolare, del consigliere Giuseppe Santangelo, scriveva: “Qui l’acqua è oltremodo scarsa, insufficiente affatto ai bisogni, sicchè può dirsi senza punto esagerare, che durante la stagione estiva si muore addirittura di sete. Quest’anno poi la siccità ci ha privato, quasi del tutto, anche di quel po’ di fanghiglia inquinata che altre volte s’è potuta attingere in quel pozzo. Fa pena vedere tanta povera gente sottoporsi a lunghi tratti di via, sovente malagevole, per procurarsi da bere; ed è gran che, se dopo molte ore di aspettativa, perché la folla prende quasi d’assalto anche l’acqua putrida di fetide pozzanghere, vi riesce. Non è poi a parlare delle liti e delle risse che senza posa vi si succedono. […] Ci si sente stringere il cuore nel vedere in questi colli ridenti, dove si dovrebbe esser pieni di vita e di salute, regnare sovrane le malattie, la desolazione, lo sconforto più grande. I cittadini, in preda a timori d’ogni sorta, non cessano dal reclamare perché si provveda nel miglior modo possibile, per scongiurare più funeste conseguenze. […] L’ordine pubblico, bisogna pur schiettamente confessarlo, può da un momento all’altro venire seriamente turbato” [6]

                                                                                                                                                                                             Sebastiano Lanteri © 2015


[1] Concittedda, diminutivo di Cuncetta, italiano Concetta è un tipico nome siciliano, proviene dal latino concepta, "concepita" (da concipio, ‘concepire’: con il suffisso –edda acquista il significato di piccola Concetta. L’aggettivo Niura ‘nera’,utilizzato come soprannome, indicava un aspetto fisico probabilmente riferito al colore dei capelli.
[2] Il dott. Sebastiano Crescimanno appartenne a una importante famiglia borghese di Melilli, ricca di brillanti intelligenze. Nasce in Melilli il 14 dicembre 1863 da Filippo Crescimanno Rizzo e Marianna Santangelo dei Baroni Santangelo di Melilli. Fu autore di diverse opere storiche e etnologiche, fu anche amministratore e Sindaco di Melilli. Morì nel 1923. [Cfr. Scuola Media G.E. Rizzo – Melilli, Melilli. Ricordi, valori e speranze del mio paese, Avola, 1992, pp. 171-175; S. Nicosia Crescimanno, Saggi folcloristici e novelle, Vol. III, Siracusa, 2006, pp. 7-8.
[3] Abbiviratura ‘abbeveratoio’, ossia “vasca per far bere il bestiame”; proviene dal verbo abbivirari ‘abbeverare’, “abbeverare, annaffiare, irrigare.” G. Piccitto, Vocabolario Siciliano, Catania-Palermo, 1977, p. 15.
[4] Denominata fino al 1842 “’a chiazza”, era il centro della vita paesana, dove si concludevano gli affari, si chiacchierava, si contraevano le promesse di matrimonio, ecc … Nella piazza al tempo vi era una “abbiviratura”  che serviva a dissetare i cavalli e come uno dei posti di approvvigionamento d’acqua del paese, le donne vi si recavano per riempire i “quartari” e i “bummuli”, per tale motivo era chiamata fino al 1877 “piazza Fonte”. Successivamente “piazza del Popolo” e dal 1903 venne intitolata al Dott. Salvatore Rizzo. Cfr. A. Mollica, Melilli cent’anni fa, Sortino, 2000, p. 44.
[5] Il bbùmmulu è un recipiente di terracotta col collo stretto, poco panciuto, per tenervi l’acqua fresca. G. Piccitto, Vocabolario Siciliano, Vol. I, Catania-Palermo, 1977, p. 476. La quartara è un recipiente di terracotta o di metallo, di forma allargata verso il centro e ristretta alla base e all’orlo, per attingere o conservarsi l’acqua per bere, cucinare e lavarsi. G. Tropea, Vocabolario Siciliano, Vol. III, Catania-Palermo, 1990, p. 1048.
[6] Cfr. Il Tamburo, Giornale politico, amministrativo, letterario, Anno XIV, n. 7, p. 3; Siracusa 15 ottobre 1893.
 
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