I zaiareddi 'i Sammastianu di Melilli - Memorie Storiche Melyblensi

Cerca
Cu' mancia, fa muddichi.
Vai ai contenuti

Menu principale:

I zaiareddi 'i Sammastianu di Melilli

Umanistica > Folklore
 

Nastri e fettucce colorate della misura del Santo.

 

--------------------------------------

All'alba del 4 maggio, di fronte all'ingresso principale della Basilica di San Sebastiano i pellegrini si accalcano aspettando impazienti che si spalanchi il grande e robusto portone; per correre, verso la vara del Santo, e invocare a gran voce “Sam-mastianu! Sam-mastianu!” Nel frattempo "Dinanzi la scalinata del tempio i venditori, mostrano le canne piene di nastri gridano a squarciagola:
"zaiareddi puliti, puliti! ..."
"zaiareddi puliti, puliti!"
E sciami di forestieri li attorniano, comprando i misureddi; ... "[1]
I zaiareddi sono dei nastri di colore rosso della misura del Santo, ossia lunghi quanto è alta la statua, e per tale motivo sono chiamati in vernacolo misureddi ‘misurini’. E' usanza mettere tale fascia attorno al collo e ai polsi, poiché la credenza popolare ritiene che essa preservi dalle malattie.
La zaiaredda è un termine proveniente dalla parlata catanese, e si intende il nastro adoperato per ornamento dei capelli, soprattutto delle bambine, o come guarnizione di abiti femminili.
Sembra che il costume di adonarsi di fettucce colorate, provenga dalla festa di santa Lucia. Le donne in quella occasione si adornavano le vesti con un nastro di seta rossa, turchina o verde. Inoltre, tale ornamento veniva legato per qualche tempo al polso, credendo che rendesse immune al malocchio.[2]

 Sebastiano Lanteri © 2014


[1] S. Crescimanno, La festa di San Sebastiano in Melilli, in Saggi folcloristici e Novelle, a cura di S. Nicosia Crescimanno, 2° Vol., Siracusa, 2006, pp 18-19.
[2] G. Tropea, Vocabolario siciliano, I (A-E), a cura di G. Piccitto, Catania-Palermo, V (Si-Z), Palermo, 2002, pp.1254-55.





 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu