I tambureddi 'i Sammastianu - Memorie Storiche Melyblensi

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Cu' mancia, fa muddichi.
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I tambureddi 'i Sammastianu

Umanistica > Folklore
 
Cimbali e tamburi



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“U’ chianu i’ Sammastianu”, la mattina del 4 maggio, diventa un turbinio confuso e trepidante di gente ove sosta attendendo “a’ nisciuta da’ vara” (il carro trionfale ove è posto il simulacro del Santo) che intorno alle 10,00 apparirà dalla porta centrale della Chiesa. Le bande sono già raggruppati in posizione disordinata nei pressi del sagrato ed eseguono a turno allegre marcie in onore del Santo patrono di Melilli. Gli ultimi gruppi di nuri forestieri sono ormai arrivati a rendere omaggio per le grazie ricevute. La piazza si riempie sempre di più; tutto diventa concitato e festaiolo in un crescendo di voci indefinite. Le bancherelle ambulanti si spostano per creare un corridoio utile alla processione. I *masculiddari si vanno a posizionare lungo le balze delle coste, vicino ai pettini dei mortaretti. Le campane si distendono dondolandosi a ritmo di festa. Tutto è pronto!
Nel loggiato di ponente stazionano i tamburiddari, tutti gli archi sono addobbati da cimbali a’ sunagghi e tambureddi di tutte le dimensioni e impressi da immagini del Santo. Si sentono nella piazza i suoni manovrati e le battiture cadenzate di antica maestria, accompagnate dal grido:
“accattativi u’ tambureddu i’ Sammastianu!”
oppure
“sunati u’ tambureddu i’ Sammastianu!”

“I bambini sguisciando di qua e di là, con quanto fiato hanno, nei fischietti di creta … fan rullare incessantemente i tambureddi che portano appesi al collo”.
 
 
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