Giulio Emanuele Rizzo - Memorie Storiche Melyblensi

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Giulio Emanuele Rizzo

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Giulio Emanuele Rizzo
Il 28 maggio del 1865, alle ore 02:00 nacque Emanuele Giulio Rizzo.
Figlio dell'avvocato Gaetano Rizzo e di Donna Maria Concetta Abramo, visse la fanciullezza a Melilli; qui completò le scuole elementari, sotto la guida dello zio Ferdinando Rizzo Matera. A Catania, invece, frequentò le classi ginnasiali e liceali, diplomandosi a soli sedici anni. Per seguire la volontà del padre, nonostante la spiccata tendenza alle lettere, si iscrisse alla "Siculoruin Gynmaslum" di Catania per laurearsi in Giurisprudenza, ed assolti i propri doveri nei confronti del genitore, all'Università di Palermo laureandosi in lettere antiche.
Dal 1895 al 1900il giovane Giulio Emanuela Rizzo insegnò latino e greco nel Liceo di Trapani, nel Liceo Ginnasiale Garibaldi di Palermo, nel Regio Ginnasio Mauriloco di Messina, nel Liceo di Girgenti, nel Regio Liceo "M. Cutelli" di Catania, dimostrandosi un valente insegnante senza per questo trascurare i suoi interessi per l'archeologia. I saggi su Imerio il sofista, su Stesicoro, sulle fonti fittili agrigentine, sulla tragedia greca e sul ditirambo, risalgono a questo periodo, affiancando nel 1889 l'ingegnere F. S. Cavallari e l'archeologo Paolo Orsi, con cui strinse una salda amicizia per tutta la vita, nella prima campagna di scavi di Megara Iblea.
Solo nel 1900 lasciò definitivamente l'insegnamento nelle scuole medie per andare a Napoli dove era stato nominato Ispettore del Museo; qui perfezionò il suo metodo di ricerca ed allargò i suoi interessi, che confluirono nell'opera l'Efebo di Pompei, scoperto proprio allora.
Nel 1903 viene incaricato Ispettore degli scavi dell'Ara Pacis di Roma e nel 1905 Direttore del Museo Nazionale Romano e delle Terme Diocleziane. Furono gli anni delle sue maggiori pubblicazioni, che lo porteranno nel 1906 ad esser scelto dal Ministro della Pubblica Istruzione per seguire la missione archeologica dell'Università di Heidelberg in Grecia ed in Asia Minore, e nel 1907 a vincere la cattedra di Archeologia dell'Università di Torino, che tenne fino al 1913. Negli anni torinesi videro la luce opere sull'Antinoo-Silvano, sul ceramografo Skythes, su I busti fittili di Agrigento e la Storia dell'Arte Greca, purtroppo incompiuta.

Nella città partenopea vi ritorna nel 1914 come ordinario della cattedra di Archeologia dell'Università, e lo stesso anno è nominato socio della Regia Accademia di Archeitettura, Lettere e Belle Arti di Napoli.
La sua fama ha ormai travalicato i confini nazionali se nel 1918 è dichiarato: Associè Etranger de l'istitut de France - Acadèmie des Iscriptions et Belles-Lettres, e nel 1923 lo sancisce socio nazionale la Regia Accademia dei Lincei. Ne fanno ecoscritti su Dionysos Mystes e Il Teatro Greco di Siracusa.
E' chiamato, nel 1925, a ricoprire la cattedra come ordinario di Archeologia e di storia dell'Arte Antica presso la Regia Università di Roma, e contemporaneamente come Direttore del Museo dei Gessi, e membro del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti a Roma.
Impegni questi che lo distolsero dai suoi studi, ma che tuttavia non gli impedirono di realizzare alcuni scritti tra cui: "La pittura ellenistico-romana".
Nel 1933 è nominato membro del Consiglio Direttivo dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte e nel 1934 con decreto interministeriale è incaricato d'attendere gli studi e alle ricerche sull'Arte delle monete greche della Magna Grecia e della Sicilia, che vide la luce nel 1946. Dà le dimissioni dell'incarico di Professore Ordinario di Roma per dissapori mai risolti nel 1935, ma conserva le cariche di Direttore della Scuola Archeologica di Atene e Roma, di Presidente della Società Magna Grecia, di corrispondente dell'Istituto Archeologico Germanico, e Consulente dell'Istituto Poligrafico dello Stato, Direzione Artistica, per cuipubblicherà opere come Monumenti della pittura antica scoperti in Italia, Saggi preliminari sull'arte della moneta nella Sicilia greca e Monete greche della Sicilia. L'anno successivo, il 1936, è invitato dal Presidente della Regia Accademia Nazionale dei Lincei a far parte della Commissione nominata per la partecipazione dell'Accademiaalle celebrazioni del bimillenario dell'Imperatore Augusto.
Il 1 febbraio 1950 Giulio Emanuele Rizzo muore nella casa di via Palestro a Roma.
[Tratto da: V. RIZZO, Il maestro Sikelio, Giulio Emanuele Rizzo un archeologo del nostro tempo, ed. A. Lombardi, 1999, Palermo.] 

 

 
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