Emilio Prazio - Memorie Storiche Melyblensi

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Emilio Prazio

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Emilio Prazio - Scultore dei metalli
Artista attivo maggiormente nella Sicilia Sud-Orientale e in Bologna dall'inizio del XX° secolo sino al 1977.
Emilio Prazio nacque a Melilli (provincia di Siracusa) il primo Giugno 1897. Suo padre Sebastiano, maestro del ferro battuto gli insegnò i segreti della sua arte. Emilio sin da piccolo dimostrò grande interesse per il lavoro del padre, però a differenza di quest'ultimo, fortemente legato agli aspetti meccanici della lavorazione del ferro, preferì la modellazione artistica. A soli dieci anni, manifestò un grande interesse per il disegno, per la decorazione plastica e per la esecuzione di elementi floreali in ferro battuto.
Tra il 1907 ed il 1915 aiutò il padre nella esecuzione dei balconi per le case private di Melilli, in vari lavori per il cimitero di Siracusa e nella realizzazione della balaustra della Chiesa di San Francesco ad Augusta.
Alternava il lavoro con lo studio ed infatti frequentava con ottimi risultati, la scuola d'arte di Catania. Il ciclo dei suoi studi continuò nel Regio Istituto d'arte di Torino, dove si diplomò con 30/30 nel 1922.
Qui incontrò il famoso Alessandro Mazzucotelli e Sante Mingazzi, quest'ultimo aveva la sua bottega a Bologna ed era valente esponente della Gilda di San Francesco. Quando Mingazzi morì nel 1922, le sue figlie chiesero al Prazio di dirigere l'officina paterna.
Emilio Prazio proseguì con grande successo l'opera della sua Bottega producendo numerosi lavori per edifici pubblici ed abitazioni private. Nel frattempo affinò le sue conoscenze artistiche frequentando la Regia Accademia di Belle Arti di Bologna sviluppando un stile creativo proprio.
In questo periodo bolognese, Prazio conseguì importanti attestazioni di stima e di amicizia da parte di famosi artisti del ferro battuto come Umberto Bellotto di Venezia, Calligaris di Udine ed Alessandro Mazzucotelli.
Nel 1923 aprì la sua bottega in Bologna Via San Petronio Vecchio n° 50.
Espose a Firenze (1923, 1926), Catania (1925), Bologna (1926, 1927), Caltanissetta (1926), Torino, Tripoli (1928, 1932), Parigi (1928), Roma (1932), Siracusa (1936, 1938, 1940, 1945, 1950), Comiso (1944) e Palermo (1952).
Ovunque ricevette molti apprezzamenti e riconoscimenti. Il critico d'arte Ugo Oietti, non certo generoso nei giudizi, si espresse in maniera lusinghiera per i lavori del Prazio.
Fra il 1930 ed il 1933, Emilio Prazio fu Capo d'arte per il corso straordinario di Ferro Battuto presso la Regia Scuola d'arte per le Industrie Artistiche di Bologna.
Nel giugno 1933, per ragioni politiche (in disaccordo con le idee politiche di quel tempo) fu costretto a ritornare a Siracusa ove continuò a produrre numerosi lavori per famiglie private ed in particolare per pubblici uffici. Dal 1933 in poi rientrò a Siracusa. Dal 1933 in poi al 1977 realizzò numerosi lavori e fra questi ricordiamo: a Siracusa (nella sede della Prefettura, nel palazzo del Banco di Sicilia, nel Palazzo degli studi, nella Camera di Commercio, nel Liceo classico Tommaso Gargallo, nell'ospedale pschiatrico e nel sanatorio, nel palazzo della Provincia, per la Banca d'Italia, per la Banca Commerciale, per la Banca del Sud, nel Pantheon, nella Cattedrale, al Cimitero, perla Chiesa del Carmine, per la Chiesa dei Miracoli, a Ragusa nel palazzo del Banco di Sicilia , a Roma per la casa del Principe Paternò, ad Augusta nella Banca Popolare, Canicattini Bagni nel cimitero, ad Avola palazzo del Comune e piazza tre Leoni, Noto per Luigi Razza, ed in altri importanti edifici ed abitazione private.
In seguito, la mancanza di metallo causata dalla guerra e il divieto assoluto di eseguire lavori in ferro, lo costrinsero a rimanere inattivo ed accettare la docenza per la sezione dei metalli nella Regia Scuola d'arte di Comiso (anni scolastici 1942/43, 1943/44, 1944/45.
Rientrò a Siracusa nel 1946 e riprese il lavoro nonostante "l'avversità dei tempi", le tristi vicende personali e le notevoli difficoltà economiche.
Lavorò anche come disegnatore per la ditta dell'Ing. Fontana di Milano per il quale eseguì l'Annunciazione in rame sbalzato.
Nella fase matura preferì la scultura figurativa a quella ornamentale e con ampio consenso da parte di numerosi studiosi, eseguì la porticina del Tabernacolo della Chiesa Madre di Melilli (SR). Lotta Gallo Serpente, Cornice in ferro battuto e fucinato per lo sbalzo di Archimede (sbalzo incompiuto) per la sopravvenuta morte.
Dopo varie difficoltà familiari, la malattia della moglie, il contrasto col fratello Giuseppe si spense a Siracusa il 10 febbraio 1977 lasciando nella città un ricordo indelebile della sua figura di artista e di uomo.
 
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