Asparago - Memorie Storiche Melyblensi

Cerca
Cu' mancia, fa muddichi.
Vai ai contenuti

Menu principale:

Asparago

Scientifica > Botanica > Piante officinali degli iblei
Asparago - Asparagus acutifolius L.
Nome scientifico: Asparagus acutifolius
Nome volgare: Asparago pungente, Asparago selvatico, Sprascene.

Etimologia – Dal lat a s p à r à g u s, ‘asparago’, nel lat medioev. s p a r a g u s, il corrispondente greco è aspàragos, nel dialetto attico aspharagos, dialetto siciliano sparaciù.
Ci sono divere ipotesi di derivazione del nome del genere della pianta: dal greco sparassien che significa strappare per la presenza di spine oppure da asphàragos (da spargaò: è rigonfio). Sempre dal greco: a = negazione e speìro = semino, in riferimento alla facilità con cui la pianta si moltiplica per via vegetativa. Dalla lingua persiana dove una radice cperegh significa punta o dentello. (da spargaô: è rigonfio). Riguardo il nome della specie acutifolius, deriva dal lat acuta = acuto e folia = foglia significa ‘foglie aguzze’, poiché fa riferimento alla morfologia dei rametti verdi corti ed appuntiti simili a foglie (cladodi).

Descrizione della pianta – E’ una pianta erbacea sempreverde perenne della specie dioica (cioè ci sono piante con solo fiori femminili e piante con solo fiori maschili), il suo apparato radicale è costituito da radici lunghe circa 25-30 cm, che si dipartono da un rizoma poco sviluppato, provvisto di numerose gemme dalle quali in primavera, e per tutta la stagione vegetativa, emergono i turioni (la parte commestibile dell’asparago) dal colore verde chiaro o scuro violaceo. I turioni che non vengono raccolti si sviluppano in fusti molto ramificati alti fino a 150 cm conferendo alla pianta un’aspetto cespuglioso, con i tralci lunghissimi e intrecciatissimi. Le foglie sono ridotte a squame minute, sostituite da piccoli cladodi (rametti trasformati) filiformi e spinosi all’apice, riuniti a gruppetti nell’ascella della vera foglia, essi compiono la fotosintesi. I fiori campanulati sono piccoli e di colore giallo verdastro. I frutti sono delle bacche inizialmente verdi che diventano nerastri quando maturano, sono tossici L'asparago selvatico cresce in luoghi incolti ai bordi delle strade a ridosso dei muretti a secco, nei boschi di querce oppure "abbracciata" a qualche siepe.
 
Origini e cenni di storia – La pianta dell’asparago selvatico o acutifolius è originaria dell’Asia, presumibilmente della Mesopotamia dove era conosciuta dagli Egizi da oltre 4000/5000 a.C., testimonianza ne sono le raffigurazioni sulle piramidi, dalle quali si evince anche che i turioni venivano usati sia come alimento che come medicamento. Furono gli Egizi che ne diffusero la coltivazione nel bacino del Mediterraneo. Dal secondo millennio a.C., anche i greci ne fecero largo uso sia per impiego terapeutico che gastronomico. La "Storia delle Piante" del greco Teofrasto, che viene fatta risalire a circa 300 anni prima di Cristo, fornisce la prima documentazione letteraria relativa a questo ortaggio. Successivamente furono i romani con Plinio, Catone e Columella a diffondere il metodo di coltivazione e a propagandare l’uso dell'asparago dal punto di vista culinario, mentre i celebri medici dell’epoca di Celso e Galeno lo raccomandavano come depurativo, disintossicante e diuretico.
Pitture di asparagi si possono ammirare ancora oggi sui triclini ( ... ) di molte case di Ercolano e Pompei.

Curiosità: La tradizione popolare attribuisce all’asparago proprietà afrosidiache!
“Che si tratti della specie selvatica nota anche come asparago spinoso, asparago pungente o asparagina (Asparagus acutifolius), ampiamente reperibile in Puglia oltre che in tutto il bacino Mediterraneo, o della specie coltivata (Asparagus officinalis), i turioni (o germogli) di questa caratteristica pianta delle Liliacee si sono caricati fin dal passato più remoto di forti valenze simboliche e culinarie
Secondo una delle due più accreditate teorie che spiegano l’etimologia della parola “asparago” essa deriverebbe, per tramite del latino, dal termine greco antico asparagos, a sua volta dal verbo spargao che significa “essere turgido”. La turgidità cui fa riferimento l’etimo greco rimanderebbe alla forma fallica del turione dell’asparago. Per questo motivo, probabilmente già a partire dai primi “medici-curatori” mesopotamici passando per i romani (Plinio il Vecchio) e giungendo fino al Rinascimento (Durante), i germogli verdi dell’Asparagus spp. venivano prescritti quale potente afrodisiaco.” Marco Miosi

Proprietà: Gli asparagi hanno soprattutto proprietà diuretiche (dovuto al rapporto potassio/azoto e all’asparagina, causa di quel fastidioso odore delle urine) e depurative, influenzano positivamente il sistema nervoso, secondo alcuni studi questi ortaggi avrebbero una funzione antidepressiva, probabilmente legata alla loro azione depurativa (combattono anche il declino cognitivo). L’asparago è un portentoso “spazzino” vegetale: infatti ripulisce contemporaneamente intestino, fegato, reni, polmoni e pelle. Alimento molto alcalinizzante, va a modulare l’equilibrio acido-basico del sangue e della linfa, spesso alterato da una cattiva alimentazione. Stimola l’appetito (proprietà aperitiva), ed è blandamente lassativo, perché ricco di fibra. Contiene molta rutina che espleta un’azione rinforzante sulla parete dei vasi sanguigni, l’acido folico di cui ha una buona percentuale lo rende un ottimo antianemico.  Antisettico delle vie urinarie poiché lo stimolo alla diuresi produce un effetto dilavante sulle vie urinarie, facilitando l'escrezione dei batteri ed ostacolandone l'annidamento. Tuttavia non è consigliabile a chi soffre di patologie come: nefriti, prostatiti, gotta, calcolosi renale e malattie osteoarticolari perché l’elevato apporto di acidi urici potrebbero incrementare l’infezione. E’ indicato anche per ridurre la cellulite, grazie alla presenza di purine che ostacolano il ristagno dei liquidi nei tessuti.
Infine, gli asparagi contengono sostanze antitumorali, ossia il glutatione: un composto detossificante che contrasta i radicali liberi e le sostanze cancerogene ma soprattutto contiene – cosa caratteristica solo dell’asparago – due saponine.
“Le saponine sono dei composti chimici la cui famiglia è molto complessa. Quelle che si trovano nell’asparago sono conosciute scientificamente per avere un forte potere inibente nella proliferazione nelle cellule tumorali del colon. C’è una vasta letteratura sviluppata sull’argomento all’Università del New Jersey negli Stati Uniti, dove si dimostra che queste due saponine, la protodioscina e la protodiogenina, hanno questo potere. Nell’asparago selvatico la concentrazione di queste molecole benefiche è molto più elevata rispetto all’asparago coltivato, superiore fino a dieci volte. Ne contengono tre o quattro grammi per ogni chilo. Questi composti hanno una riconosciuta attività nutraceutica”. www.cronache di gusto.

Proprietà nutritive: L’apporto nutritivo è molto valido: discreto contenuto di proteine, circa il 2,2%; ricchezza di asparagina (amminoacido fondamentale per le proteine dell’organismo); e i carboidrati sono circa il 3,9%, formati da fibre e zuccheri solubili (fruttosio, saccarosio e glucosio). Inoltre il turione è una fonte di vitamine A, B, C, E, e di minerali come magnesio, ferro, rame, fosforo, calcio e potassio.

Principi attivi: Asparigina, saponine, flavonoidi, sali di potassio, arginina, colina
 
Impiego Terapeutico: risulta particolarmente vantaggioso per i sofferenti di cuore, per eliminare l’acqua dai tessuti dove ristagna a causa del cattivo funzionamento della pompa cardiaca. E’ altresì utile agli obesi e agli idropici
Preparazioni: per uso interno si utilizzano il decotto, l’infuso e la tintura che vengono preparati utilizzando la radice e il rizoma.
Anche i turioni vengono utilizzati per favorire la diuresi inoltre con l’estratto delle punte si può preparare uno sciroppo ottimo come tonico per l’apparato respiratorio.
Gli asparagi, parenti di mughetti e gigli (perché appartengono alla famiglia delle Liliace) sono un dono della natura impareggiabile!
A costo zero li raccogliamo in questo periodo regalandoci momenti all’aria aperta, passeggiate e arrampicate salutari, e, perché no, anche una rivalutazione del territorio in cui viviamo. Ci portiamo a casa uno scrigno ricco di prelibatezze per il nostro palato e di salute per il nostro organismo!

Melilli 17 maggio 2013

                                                                                                                                                                                                 Giorgia Savasta © 2013


 
Torna ai contenuti | Torna al menu